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La scuola franco-sassone, talvolta chiamata anche franco-insulare, designa uno stile della miniatura carolingia comune negli scriptoria delle abbazie nei territori più settentrionali dell'Impero carolingio (attuali Belgio e nella Germania settentrionale) dal IX alla fine del X secolo. È caratterizzato dalla combinazione dello stile carolingio con elementi della miniatura insulare (irlandese e anglosassone). S'irradiò in tutto l'impero carolingio grazie alla produzione di manoscritti di lusso destinati all'aristocrazia franca e ai monasteri di tutta Europa. Questo stile continuò a lungo in questa regione fino al periodo romanico. Prendendo a modello le opere iberno-sassoni dell'VIII secolo, la scuola franco-sassone propose uno stile di gusto decorativo "retrò" rispetto al classicismo riscoperto dai Carolingi. Anticipazioni di questa tendenza si ebbero nello scriptorium dell' con la cosiddetta Seconda Bibbia di Carlo il Calvo, risalente a circa l'870, nella quale si tornò alla decorazione aniconica, priva cioè delle piene pagine figurate, alle decorazioni angolari e alle grandi lettere capitali dalla geometria armoniosa e raffinata. Emersero in questo periodo nuovi scriptoria che ne diedero ulteriori esempi: le abbazie di Saint-Vaast ad Arras, di Saint-Omer e di Saint-Bertin. Da quest'ultima proviene il , scritto nel terzo o quarto decennio del IX secolo.
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