facoltà della mente di intendere e concepire
L'intelletto (dal latino intellectus,-us, derivato dal participio passato del verbo intellìgere = intellègere, composto da intus e lègere che significa «leggere dentro», o diversamente da inter e lègere, nel senso di «raccogliere, scegliere») può essere genericamente definito come la capacità della mente umana di intendere, concepire pensieri, elaborare concetti e formulare giudizi di natura universale su ciò che è vero e ciò che è erroneo secondo realtà. L'intelletto umano liberato dai lacci dell'ignoranza, affresco di Luca Giordano (1685) nella Biblioteca Riccardiana a Firenze. La prima etimologia accenna all'intelletto come una facoltà capace di cogliere l'essenzialità che è all'interno (intus) delle cose e dei fatti. Il termine intelletto nel significato filosofico compare per la prima volta nella scolastica medioevale che lo usava per tradurre in latino la parola greca νοῦς o νόος (noûs, "nus") che i greci contrapponevano alla diànoia, la ragione.
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