politiche e strategie radicali attuate dai partigiani comunisti in Jugoslavia durante la seconda guerra mondiale, causando almeno 2.300 morti
"Errori di sinistra" (in croato: leva skretanja; in serbo: Лијева скретања?, traslitterato: lijeva skretanja) era un termine usato dal Partito Comunista di Jugoslavia per descrivere politiche e strategie radicali, descritte da altri come il Terrore rosso, perseguite da elementi di estrema sinistra del partito e/o delle unità partigiane durante la seconda guerra mondiale, per lo più in Montenegro, Erzegovina e Serbia, ed in misura minore in Croazia e Slovenia. Dal 1941 al 1942, queste aree videro esecuzioni di massa, incendi di villaggi e confische di proprietà, motivate sia da timori partigiani di una "quinta colonna" che dal "conflitto di classe". Come risultato di queste azioni dei comunisti, molti abitanti dei villaggi del Montenegro e dell'Erzegovina orientale si unirono in massa alle forze cetniche (resistenza di stampo monarchico e spiccatamente anti-comunista). Il Partito Comunista di Jugoslavia condannò, in seguito, le azioni intraprese durante il periodo e punì alcuni comandanti locali. Gli "errori di sinistra" causarono in totale circa 2.000 vittime, molte meno di altri massacri compiuti dai comunisti jugoslavi, come i massacri delle foibe e il massacro di Bleiburg.
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